24 Dicembre 1992. Ventanni fa. Vigilia di Natale. All'alba viene messa a ferro e fuoco la sua casa a Palermo e Bruno Contrada viene arrestato! Sotto gli occhi attoniti del mondo! Infamia è stata compiuta da scellerati falsi accusatori. Chi ripagherà il male che gli hanno fatto ingiustamente?
La vita del Dirigente Generale di P.S. Bruno Contrada viene spezzata per un reato che non esiste nel codice “concorso esterno in associazione mafiosa”. Per reati che non ha commesso. Ha pagato perchè forse la Sua immensa fulgida figura faceva ombra a chi?
Vendetta si è compiuta da parte di quegli uomini che l'Alto Dirigente di P.S. aveva fatto condannare perché delinquenti. Personaggi che non si dovrebbero definire uomini ma sottospecie del genere umano. Aborti.
Ventanni dopo. Ventisei ottobre 2012. Il Dottor Bruno Contrada durante la presentazione del libro “La mia prigione” afferma: “Che qualcuno si ravveda o addirittura si penta per quello che ha fatto a me e alle istituzioni”.
Dalle recensione del libro “La mia prigione Storia vera di un poliziotto a Palermo” di Bruno Contrada con Letizia Leviti leggiamo:
“È la vigilia di Natale del 1992 quando Bruno Contrada, dirigente del Sisde con alle spalle una lunga carriera in Polizia, viene arrestato a Palermo con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Al termine di una complessa vicenda giudiziaria sarà condannato a scontare dieci anni di reclusione. Da allora Contrada non ha mai smesso di proclamare la sua innocenza portando avanti una tenace battaglia. Nato dall'incontro con la giornalista Letizia Leviti, questo libro raccoglie il racconto dei fatti, i ricordi, le considerazioni, le previsioni di un uomo che nell'arco della vita ha conosciuto la mafia e i mafiosi, la politica e i politici, la magistratura e i magistrati. E ha conosciuto il carcere. Ripercorrendo decenni di storia d'Italia - dal suo arrivo a Palermo nel 1962 a oggi - Contrada affronta tutti i risvolti, anche i più oscuri, della sua storia: le accuse dei pentiti, i rapporti con Falcone e Borsellino, il suo presunto coinvolgimento nella strage di via d'Amelio, la trattativa stato-mafia. A completare il quadro, un documento inedito: un'informativa sulla situazione della mafia a Palermo e provincia che Contrada stilò nel 1982 all'indomani dell'omicidio La Torre, in cui per primo faceva riferimento all'esistenza della cosiddetta "zona grigia". Risultato di un profondo travaglio morale, il libro si compone di tante risposte, ma genera altrettante inquietanti domande.”
Ecco un mio documentario sulla presentazione del libro con gli interventi del Dottor Bruno Contrada e dei giornalisti in ordine di apparizione, Giuliano Ferrara, Roberto Gervaso e dulcis in fundo Letizia Leviti. Che ha scritto il libro in collaborazione con lo stesso Contrada che le ha fatto da Cicerone tra i gironi infernali in cui è stata scaraventato da mafiosi e colletti bianchi. Venti anni! 1992/2012. La libertà dopo venti anni. Una vita tra i dannati da innocente! Le testimonianze che lo hanno massacrato si sono rivelate inattendibili. Si può scaraventare in carcere di massima sicurezza per anni una Persona che ha servito la Patria salvandola da pericoli immani ( mi chiedo se abbiamo più una Patria o un patrigno!) solo perché alcuni specchiati tagliagole hanno "cantato" per tornaconto? Non risulta ad oggi che i pentiti siano seminaristi ma efferati criminali. La parola di un Uomo, Bruno Contrada, contro le farneticazioni ad orologeria di ominicchi. E non solo la sua parola ma anche quella di centoquarantadue uomini delle istituzioni che sono andati a testimoniare la verità dei fatti non è stata creduta. Hanno testimoniato del suo operato contro la criminalità organizzata mafiosa molti alti rappresentanti dello Stato tra cui tanti ricoprenti altissime cariche istituzionali. Cinque capi della polizia che si sono succeduti nel tempo, cinque Direttori Generali del Sisde, trenta Questori, ventidue Prefetti e tanti tanti Ufficiali dei Carabinieri, della Polizia, della Guardia di Finanza, e così via. Queste testimonianze non sono state ritenute valide. Ma valida si la parola dei pendagli da forca! E’ semplicemente inaudito! Per i giudici sono risultati degni di fiducia i "pentiti!" Pentiti di che? Un giorno forse qualcuno spiegherà cosa sia veramente accaduto in questo tempo! Forse. Ma seremo già morti!
Mi scuso per la qualità non eccellente dei filmati, apparecchiature amatoriali. La postazione per le riprese non era delle migliori. Ma in questo caso quello che più conta è il contenuto non la forma.
