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Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale

Civiltà Mediterranea

radici-logoInformiamo che sull'altro nostro webmagazine  www.radiocivetta.eu è attiva la videoteca. Per visionare i filmati entrare "Nel mondo animato di RadioCivetta". Si troveranno diverse sezioni, destinate ad aumentare, dedicate a vari temi tra cui la serie di "Radici". Documentari sulla Civiltà Mediterranea ideati e curati da Pino Carella trasmessi dall'emittente televisiva calabrese Telemia.

LIBRI DA LEGGERE

Alcuni tra i libri che consigliamo di leggere. Per conoscere "l'Altra Verità". Quella dei Vinti  a cui non è stato permesso di avere voce nella "Storia Ufficiale".
Quelle realtà scomode che si vogliono nascondere per occultare tanti crimini. 

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Laogai. In CINA crimini contro l'Umanità

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Cina. Violati i diritti umani. Lo sterminio degli innocenti. I "Laogai"i campi di concentramenti cinesi del terzo millenio tutt'ora attivi. La bestiale legge nazionale comunista della selezione delle nasciteClicca  Qui  per aprire e leggere un nostro articolo-denuncia

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SUICIDI IN CARCERE: ASSASSINII DI STATO PDF Stampa E-mail
Mercoledì 28 Luglio 2010 06:02
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO BERLUSCONI: SE AVETE UN MINIMO DI UMANITA’ FATE CESSARE LA STRAGE CON UN DECRETO LEGGE.
manette-sbarreIllustri Presidenti,
Il richiamo a un minimo di umanità non è una provocazione. E’ un preciso richiamo ai vostri doveri istituzionali di fare cessare la strage più infame che quasi quotidianamente si verifica incrementandosi giorno per giorno delle carceri italiane. Una strage di esseri comunque abbandonati e indifesi. Coperta dal  vostro silenzio che non copre comunque il degrado delle istituzioni di cui siete rappresentanti. In mancanza di una sollecitazione della “grande stampa” cui normalmente attingete spunti per alte estrinsecazioni noi denunciamo il vostro silenzio dinanzi alla prosecuzione della strage di Cittadini. Per voi, grandi cultori a parole della Costituzione, non dovrebbe essere un mistero di come lo stato di detenzione non fa perdere lo stato di Cittadino allo sventurato finito in carcere. Noi vi sollecitiamo a compiere il vostro dovere e fare cessare – potete farlo con un decreto legge di immediata realizzazione – lo stillicidio di suicidi dei Cittadini più deboli e indifesi, chiusi in cella e in realtà assassinati da un sistema giudiziario e di esecuzione delle sanzioni del quale diviene complice chiunque continui ad accettarlo senza reagire.
E non si attribuisca, come sempre, la responsabilità agli operatori più deboli della catena la cui quotidiana attività tenta di ostacolare il perpetuarsi della strage con nuovi suicidi.

Donato Capece, segretario generale del Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, ha posto il problema in termini chiarissimi: "Come può un agente da solo controllare cento detenuti? – s’è chiesto Capece - Come si può lavorare in un carcere in cui vi sono 567 detenuti per 309 posti letto regolari come a Siracusa? Con un sovraffollamento di quasi 69mila detenuti in carceri che ne possono contenere a mala pena 43mila, accadono purtroppo anche questi tragici episodi. E se la situazione non si aggrava ulteriormente è grazie alle donne e agli uomini del Corpo che, in media, sventano ogni mese dieci tentativi di suicidio".

Voi sapete – dovete sapere illustri presidenti – che il  totale delle morti in carcere, tra suicidi, malattie  e cause "da accertare" è già arrivato a 109. Sapete che negli ultimi 10 anni i morti in carcere sono stati 1.707, di cui 595 per suicidio. Il vostro silenzio, il silenzio dei responsabili del sistema giudiziario, la mancanza di ogni iniziativa per ricollocare l’Italia in un contesto di nazioni civili, significa indifferenza mortale per un problema la cui soluzione non è più rinviabile senza essere sommersi dalla vergogna.

E’ ancora  il segretario generale della Uil Pa penitenziari Eugenio Sarno a segnalare come "suicidi ed evasioni certificano il fallimento del sistema penitenziario sempre più abbandonato al proprio, ineluttabile, destino nell'indifferenza della politica, della società e della stampa. A questo punto il personale, allo stremo e prosciugato di tutte le residue energie psico-fisiche, nulla può opporre alle fughe. Siano esse dalle mura piuttosto che dalle vite".

E la denuncia più forte del degrado che avete il dovere  di far cessare è stata fatta qualche giorno fa con il suicidio dal Dr. Paolo QUATTRONE. Denuncia estrema di un sistema giudiziario e delle condizioni di degrado delle carceri che aveva cercato di rendere luogo di recupero e redenzione per quanto nelle sue possibilità.
Infatti degrado del sistema giudiziario e indifferenza politica hanno portato all’ultimo suicidio di un Cittadino assistito da due presunzioni di innocenza internazionalmente garantite e da una di non colpevolezza, garantita dalla Costituzione di cui dovreste essere i garanti, a SIRACUSA.

Il Cittadino Corrado LIOTTA era detenuto da oltre due mesi accusato di estorsione e rinchiuso nel reparto "isolati" della struttura. La sua detenzione non serviva se non a incrementare il numero dei Cittadini detenuti. Non serviva a soddisfare esigenze istruttorie. Non esistevano pericoli di inquinamento, né di reiterazione del reato, né di fuga. Doveva, in un paese civile, essere rimesso in libertà, in attesa di giudizio. O almeno messo agli arresti domiciliari. Il suo suicidio in carcere è stato annunciato così da SARNO: "Con grande disagio e rammarico  dobbiamo annunciare il 39/mo suicidio in cella di questo 2010. Ogni ulteriore commento a questa strage senza fine appare  riduttivo di fronte alla portata della tragedia che si consuma ogni giorno dietro le sbarre delle nostre degradate e sudice galere".

Corrado Liotta era un Cittadino di quarantaquattro anni. Era stato arrestato il 10 maggio scorso al termine di una  lite con uno zio al quale contestava di percepire l’affitto di una abitazione di cui aveva diritto a una parte. Liotta avrebbe minacciato lo zio con un coltello e poi lo ha ferito al braccio prima che arrivasse la polizia.  Ai poliziotti Liotta ha spiegato i motivi dell'aggressione sostenendo come  metà della casa gestita dalo zio fosse sua perchè lasciatagli in eredità e per questo avrebbe avuto diritto a metà della somma pagata per l’affitto. Dopo due mesi e mezzo che necessità c’era di tenerlo ancora in carcere? Portarlo al suicidio? Non  è possibile che situazioni simili, presenti a centinaia nelle carceri italiane, vi lascino indifferenti. Un decreto legge può fare cessare questa strage e la degenerazione del sistema giudiziario e carcerario verso un’inumanità senza ritorno. Dovreste emetterlo anche se non vi viene sollecitato dalla “grande stampa” ma dalla voce lontana dei Suicidati se non dalle vostre coscienze.


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Intervista a Ernesta Marando: “Calabria, il tricolore non è la nostra bandiera”


marando

Roma Piazza San Lorenzo Lucina 17 Gennaio 2011

Intervista di Alfonso Palumbo a Ernesta Adele Marando per il giornale online www.prismanews.net


 "La Verità ci rende liberi"

Questo è il titolo dell'intervista che mi sarebbe piaciuto. Io sono italiana, amo la nostra bandiera, sia chiaro, nonostante il titolo ad effetto che il giornalista ha voluto mettere. Ma il popolo del Sud è bollato come terrone, quando va bene, 'ndraghetista il più delle volte. E da chi? Dagli stessi connazionali, da Roma in su. Ergo, è come se la bandiera tricolore sventolasse solo sul popolo nordico. E allora noi sotto quale bandiera viviamo? Chi è civile e chi incivile? Si parla di solidarietà e il Sud è ghettizzato e militarizzato. All'embargo. Questo è.

Ernesta Adele Marando
Per leggere l'intervista cliccare sulla foto

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Ernesta Adele Marando in diretta Tv su Rai Uno

Intervista a Ernesta Adele Marando a cura di Pino Carella Telemia 60news

60-news-eam-03-11-11

Intervista andata in onda in diretta su Telemia l'emittente TV dei due mari la sera di giovedi 3 novembre 2011 intorno alle ore 20 e pubblicata anche su Uoutube sul canale di radiocivettagiornal

Intervista a Ernesta Adele Marando: pediatra, giornalista e fotografa


intervista-1

Tra medicina, giornalismo e fotografia: Silvio Mencarelli intervista la pediatra, giornalista e fotografa Ernesta Adele Marando, una donna che non ha paura di mostrare il proprio pensiero.
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